Cogliere la luce giusta

“Reportage di matrimonio” è l’espressione più in voga su siti e  blog dei fotografi ed è usata  per tranquillizzare gli sposi che temono l’esposizione davanti all’obbiettivo. Si parla di reportage, di foto spontanee fatte di nascosto, senza pose e soprattutto di invisibilità del fotografo che si assicura di non infastidire gli sposi.  Tutto questo dovrebbe tranquillizzare gli  sposi, che si sentono liberati dalla fatica di mettersi in posa, ma non sanno che liberano anche il fotografo dalla responsabilità di ottenere un buon risultato.  Una foto scattata al volo per “cogliere l’attimo” non  garantisce  una  buona luce o uno sfondo adeguato ed oltretutto ha una buona possibilità  di non essere d’effetto. È giusto avere una buona parte di foto spontanee, ma è altrettanto giusto programmare scatti che permettano l’impaginazione di un album che racconti il giorno del vostro matrimonio.  Il reportage estremo è ormai superato, cosi come lo stile ritrattistica degli  anni  80. Oggi io cerco di praticare uno tipo di reportage controllato, cioè attento, ricercato e creativo.  Cerco di guidare gli sposi, tenendo conto della luce giusta, della prospettiva creativa e cerco anche di sfruttare panorami e tramonti spettacolari che la natura ci regala. Un  buon fotografo deve studiare ciò che vuole ottenere, non affidarsi al caso, sceglie sempre la posizione ottimale e, soprattutto, sa sempre cogliere la luce giusta. La spontaneità va accompagnata dalla creatività e dalla tecnica.